La Torre
Da dove vengono i tarocchi
I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.
Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.
La carta dritta
Il sedicesimo arcano mostra una torre colpita in cima da una folgore, la sommità che si stacca e due figure che precipitano a terra. La tradizione lo legge come la carta della rottura improvvisa: ciò che crolla senza preavviso, la costruzione che si scopre fragile nel momento stesso in cui cede, l'urto esterno che nessuno ha scelto. Chi legge le carte non la addolcisce, e qui non la addolciamo nemmeno noi: nella letteratura del tarocco è la lama più temuta insieme alla tredicesima. Va però riportato anche il resto di ciò che quella letteratura dice — che il colpo arriva dall'alto e non dalle due figure, e che nell'immagine marsigliese la torre resta in piedi: quel che si stacca è la corona, non l'edificio.
La carta a rovescio
Capovolta, la chiave corrente è quella di uno scoppio trattenuto: la scossa rinviata, il cedimento che avviene per gradi anziché in un istante, oppure una crisi già passata di cui restano soltanto le macerie da sgomberare. Altre fonti vi leggono al contrario un pericolo scampato, e una parte della letteratura anglosassone del Novecento vi legge invece l'ostinazione a puntellare qualcosa che sta venendo giù da sé. Nei mazzi il rovescio è una convenzione tarda, ottocentesca, e proprio su questa lama produce esiti particolarmente divergenti: conviene sapere quale scuola sta parlando prima di prendere una riga qualunque per la lettura ufficiale.
Sul piano dei legami
Sul piano dei legami la tradizione accosta questa carta a un assetto che salta: un equilibrio tenuto insieme a fatica e che smette di reggere, oppure una verità che viene fuori tutta in una volta. Ed è tutto quello che contiene. Le pagine del cluster la traducono quasi sempre in una separazione con una data attaccata, che è insieme la cosa che chi cerca teme di più e la sola che la tradizione non dice: non nomina persone, non nomina tempi, non nomina esiti. Chi legge le carte guarda un'immagine, non una situazione — e un'immagine stampata non sa che cosa stia succedendo davvero a chi la tiene in mano.
Che cosa se ne sa davvero
Il nome di questa lama cambia più che in ogni altra parte del mazzo. Nel tarocco di Marsiglia si chiama «La Maison Dieu», la casa di Dio, e il titolo compare così anche nella stampa di Nicolas Conver del 1760; nelle minchiate fiorentine la stessa immagine è «La Casa del Diavolo»; nei mazzi italiani più tardi diventa la Torre, ed è da lì che passa in inglese come «The Tower» con la Golden Dawn e con il Rider-Waite del 1909. Come il Diavolo, manca dal Visconti-Sforza di metà Quattrocento: le due lame perdute di quel mazzo sono esattamente queste. L'immagine marsigliese mostra la folgore che stacca la sommità, due figure che cadono e una pioggia di dischetti colorati nell'aria.