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Arcano XII · Tarocchi di Marsiglia

L'Appeso

Da dove vengono i tarocchi

I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.

Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.

La carta dritta

Il dodicesimo arcano mostra un uomo appeso per un piede a una traversa sorretta da due tronchi, la testa in basso, l'altra gamba piegata dietro il ginocchio a formare una croce, le mani nascoste dietro la schiena. La tradizione lo legge come la carta della sospensione: qualcosa che si è fermato e non dipende da chi lo subisce, un punto di vista rovesciato, un'attesa che non si lascia abbreviare. Chi legge le carte fa quasi sempre notare che il volto della figura è sereno e che la corda non è al collo — due dettagli su cui la letteratura del tarocco costruisce l'idea di una sosta più che di un castigo.

La carta a rovescio

A rovescio, per la tradizione la sospensione perde il carattere volontario: un blocco patito invece che scelto, la sensazione di essere appesi a una decisione altrui, oppure lo scatto impaziente di chi vuole uscirne prima del tempo e peggiora la propria posizione. Altre fonti leggono il contrario — un vincolo che finalmente si scioglie, i piedi che tornano per terra — e nei manuali le due versioni stanno una accanto all'altra. Il verso in cui esce la carta, nei mazzi vecchi, non contava affatto: la sistemazione dei rovesci è un'aggiunta ottocentesca, ed è per questo che è rimasta incoerente.

Sul piano dei legami

Sul piano dei legami la tradizione accosta questa carta a un rapporto in stallo, in cui nessuna delle due parti si muove, e si ferma prima di dire perché e per quanto. Nelle pagine più lette del cluster lo stallo diventa quasi subito una parte che aspetta e una che decide, con i ruoli assegnati e a volte una scadenza: è un racconto, non una lettura, ed è aggiunto perché uno stallo raccontato senza colpe non consola nessuno. La figura appesa, in quello che si legge qui, resta una figura dipinta a testa in giù, e non sta al posto di nessuno.

Che cosa se ne sa davvero

L'immagine ha un'origine civile e documentata. Nell'Italia del Quattrocento chi tradiva un patto o veniva meno a un impegno poteva essere dipinto a testa in giù, appeso per un piede, sui muri di un palazzo pubblico: è la cosiddetta pittura infamante, un genere di cui restano commissioni e contratti, e a cui lavorarono pittori di primo piano. La carta riprende quella posa. Nei mazzi francesi il nome diventa «Le Pendu», e nelle stampe di Marsiglia — quella di Nicolas Conver è del 1760 — la posizione resta identica mentre il volto si fa calmo. Il capovolgimento del senso, da castigo pubblico a sospensione scelta, è opera della letteratura ottocentesca.

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