Le Stelle
Da dove vengono i tarocchi
I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.
Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.
La carta dritta
Il diciassettesimo arcano mostra una figura nuda inginocchiata sulla riva, che versa due brocche — una nell'acqua e una sulla terra — sotto un cielo di otto stelle. La tradizione lo legge come la carta della fiducia che torna dopo un urto: la quiete che segue, l'orientamento ritrovato, il gesto lento che rimette qualcosa in circolo. Chi legge le carte la colloca subito dopo la Torre e ne fa quasi sempre una schiarita; vale però la pena sapere che è una lettura di posizione più che di immagine. Nella sequenza marsigliese la diciassette viene dopo la sedici, e da quell'ordine la letteratura del tarocco ricava un sollievo che il disegno, preso da solo, non dichiara affatto.
La carta a rovescio
A rovescio la chiave più frequente è quella dello sconforto: la direzione smarrita, la sfiducia che si installa, l'impressione che niente di quanto si versa venga trattenuto. Non tutte le fonti però concordano, e una parte vi legge una cosa diversa e più circoscritta — un'aspettativa tenuta troppo alta, un'idealizzazione che non regge il confronto con i fatti — e la considera un ridimensionamento utile più che una perdita. Sul capovolgimento di questa lama i manuali sono meno concordi di quanto sembri leggendone uno solo: la codificazione delle carte rovesciate è ottocentesca, e ciascuna scuola l'ha riempita a modo proprio senza mai accordarsi con le altre.
Sul piano dei legami
Sul piano dei legami la tradizione accosta questa carta a un clima disteso più che a un fatto: la fiducia riaperta, la disponibilità a ricominciare a parlarsi dopo un periodo storto. È una lettura mite, e proprio per questo è quella su cui il cluster esagera di più — nelle pagine più lette diventa un ritorno, un riavvicinamento, a volte una persona con un nome. Nessuna delle tre cose sta nella tradizione, che sul piano affettivo indica un tono e non un evento. Chi legge le carte ha davanti una figura che versa acqua sotto un cielo dipinto, e quella figura non conosce nessuno.
Che cosa se ne sa davvero
Il nome è plurale soltanto in italiano: nel tarocco di Marsiglia la carta si chiama «L'Étoile», la stella, al singolare, mentre «Le Stelle» è la forma dei mazzi italiani ed è quella da cui viene la ricerca in questa lingua. L'immagine è stabile da secoli — nella stampa di Nicolas Conver del 1760 la figura nuda versa due brocche presso un corso d'acqua, con otto stelle in cielo, una grande e sette minori, e un uccello posato su un albero. Il Rider-Waite del 1909 la riprende quasi punto per punto, e il suo uccello viene identificato di solito come un ibis. Nella sequenza la lama è la diciassettesima, fra la Torre e la Luna: le tre carte celesti stanno una di seguito all'altra.