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Arcano V · Tarocchi di Marsiglia

Il Papa

Da dove vengono i tarocchi

I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.

Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.

La carta dritta

Il quinto arcano mostra una figura in trono con il copricapo a tre corone e una croce a tre bracci, e davanti a sé due personaggi più piccoli, visti di schiena, che sembrano ascoltare. La tradizione lo legge come l'arcano dell'insegnamento e della norma condivisa: ciò che passa da qualcuno a qualcun altro, l'istituzione che dà forma a una credenza, il parere chiesto a chi ne sa più di noi. Chi legge le carte vi accosta anche i riti e le formalità — un contratto, una parola data davanti a testimoni — perché nella carta il gesto avviene in pubblico e mai da soli.

La carta a rovescio

A rovescio le fonti insistono su due direzioni opposte. La prima è il conformismo: la regola seguita perché è la regola, il dogma preferito alla domanda, un'obbedienza pretesa da chi non la merita. La seconda, meno citata ma antica quanto l'altra, è la ribellione — qualcuno che si sfila dall'appartenenza e cerca la propria strada fuori dai canali riconosciuti — e ha il segno rovesciato rispetto alla prima. Chi se ne occupa oggi tende a scegliere la versione che serve al discorso che sta facendo; nella letteratura del tarocco stanno entrambe, e non esiste nessuna autorità capace di dirimere quale sia quella giusta.

Sul piano dei legami

Sul piano dei legami la tradizione accosta il Papa a ciò che in un rapporto viene dichiarato davanti ad altri: la scelta resa pubblica, l'impegno che prende una forma riconosciuta, la coppia guardata anche dalle famiglie e non soltanto da dentro. Chi legge le carte vi mette pure l'altra faccia della stessa medaglia, cioè il peso di quello sguardo esterno. Qui il cluster si riempie di date di nozze e di ritorni promessi, e nelle fonti antiche non c'è niente del genere: c'è una figura che insegna e una norma condivisa. La tradizione si riporta com'è, e su chi stia leggendo la pagina non dice nulla.

Che cosa se ne sa davvero

Nei mazzi di Marsiglia la carta si chiama «Le Pape» e mostra il pontefice che benedice due chierici tonsurati: l'iconografia è quella di un papa vero, con la tiara a tre corone e la croce patriarcale. Nei mazzi stampati a Besançon nel Settecento la figura viene sostituita da Giove con l'aquila, esattamente come la Papessa diventa Giunone: la ragione non è simbolica ma commerciale, perché stampare un papa dentro un mazzo da gioco creava attrito dove il mazzo si vendeva. Il nome «Ierofante», che oggi molti danno per originale, è tardo e si fissa con il mazzo Rider-Waite del 1909.

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