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Arcano XVIII · Tarocchi di Marsiglia

La Luna

Da dove vengono i tarocchi

I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.

Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.

La carta dritta

Il diciottesimo arcano mostra un volto lunare di profilo che lascia cadere gocce, due torri ai lati di un sentiero, due cani rivolti verso l'alto e un gambero fermo nell'acqua in basso. La tradizione lo legge come la carta di ciò che si vede male: le impressioni notturne, i timori che crescono al buio, l'immaginazione che riempie i vuoti lasciati dalle informazioni mancanti. Chi legge le carte vi associa i sogni e le cose intuite molto prima di essere capite, e nota che il sentiero fra le torri prosegue oltre il bordo dell'immagine — un percorso che dentro la figura non arriva da nessuna parte.

La carta a rovescio

Capovolta, questa penombra viene interpretata in due direzioni che le fonti non conciliano. Per una parte della letteratura è la nebbia che si dirada: un malinteso chiarito, un sospetto che si sgonfia, il riconoscimento tardivo di essersi spaventati davanti a un'ombra. Per un'altra parte è l'inganno che si consolida invece di sciogliersi — bugie dette a fin di bene, illusioni difese perché costa meno tenersele. Chi se ne occupa da tempo considera questo rovescio fra i più instabili del mazzo e tende a non stabilire in astratto quale delle due direzioni valga, che è precisamente la discordanza taciuta dalle pagine del cluster.

Sul piano dei legami

Sul piano dei legami la tradizione accosta l'arcano XVIII a ciò che in un rapporto resta poco illuminato: le cose intuite e mai verificate, i silenzi che ciascuno riempie a modo suo, l'immagine che ci si fa dell'altro quando mancano gli elementi. Le pagine più lette del cluster ne ricavano quasi sempre una bugia, un tradimento o una terza persona: sono tre esiti, non tre letture, e la pratica di partenza descrive soltanto una condizione di scarsa visibilità, senza nominare nessuno e senza dire come vada a finire. Una carta pescata da un mazzo non sa niente di chi l'ha pescata.

Che cosa se ne sa davvero

Nei tarocchi Visconti-Sforza dipinti a Milano intorno al 1450 la Luna è una donna in piedi che regge una falce disegnata: nessun cane, nessuna torre, nessun gambero. Tutta la scena notturna che si conosce oggi appartiene ai mazzi francesi, e nel Marsiglia di Nicolas Conver del 1760 è già fissata nella forma poi ristampata per due secoli. Il Rider-Waite del 1909 la conserva quasi per intero e vi aggiunge un sentiero che sale verso l'orizzonte. Perfino il senso delle gocce sospese in aria è discusso: certe edizioni le disegnano in caduta, altre come se salissero, e non esiste un documento che dica quale fosse l'intenzione.

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