Sei di Coppe
Da dove vengono i tarocchi
I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.
Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.
La carta dritta
Sei coppe disposte in due file: nel mazzo di Marsiglia non c'è altro, e il significato che oggi accompagna la carta arriva quasi tutto da un'illustrazione del Novecento. La tradizione la legge come la carta della memoria — l'infanzia, un luogo in cui si è stati bene, qualcuno che riaffiora dal passato, un dono fatto senza calcolo. Chi legge le carte ne apprezza il tono affettuoso e ne segnala il limite nello stesso respiro: il passato di cui si parla è un clima ricordato e non un fatto recuperabile, e la carta descrive il modo in cui qualcosa viene guardato più che qualcosa che accade.
La carta a rovescio
A rovescio la chiave corrente è quella della nostalgia che immobilizza: un ricordo idealizzato preferito al presente, un rapporto vecchio tenuto in piedi per abitudine, il confronto continuo con com'era prima. Alcune scuole propongono la direzione opposta e vi vedono un congedo — chi smette finalmente di voltarsi indietro — trattandolo come un progresso. Chi se ne occupa nota che le due versioni sono figlie della stessa immagine capovolta e che nessuna appartiene ai mazzi antichi, dove il rovescio semplicemente non era codificato: la simmetria fra dritto e capovolto è un'aggiunta tarda, arrivata con le compilazioni dell'Ottocento.
Sul piano dei legami
Sul piano dei legami la tradizione vi accosta la tenerezza e il ricordo condiviso: un affetto che viene da lontano, la confidenza di chi si conosce da molto tempo, un gesto gratuito. È anche la carta su cui il cluster promette di più, perché «passato» si traduce in fretta in «ex», e la traduzione non regge: le fonti parlano di un tono affettivo rivolto all'indietro, non di una persona che rientra da una porta. Chi legge le carte riporta il clima e si ferma lì, che è la sola cosa che una carta pescata da un mazzo possa sostenere.
Che cosa se ne sa davvero
A Marsiglia il sei di Coppe è una geometria: sei coppe in due file di tre, fogliame, nessuna scena. La lettura per cui la carta parla di infanzia e di memoria è recente e ha una data — nasce dalla tavola che Pamela Colman Smith disegna per il Rider-Waite del 1909, dove due bambini in un cortile si passano una coppa piena di fiori. Prima del Novecento nessuno poteva ricavarla dall'immagine, perché l'immagine non c'era: chi leggeva i numerali lavorava sul numero e sul seme. Dirlo non toglie niente alla carta, dice soltanto quanti anni ha davvero il significato che le si attribuisce.