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Arcano · Tarocchi di Marsiglia

Dieci di Denari

Da dove vengono i tarocchi

I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.

Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.

La carta dritta

Quello che negli altri Denari è un fare, nel Dieci la tradizione lo legge come qualcosa che sta già in piedi da sé: una casa, una famiglia, un'attività che dura più a lungo di chi l'ha cominciata. La parola che i manuali usano più spesso è continuità — ciò che passa da una generazione all'altra, e non soltanto in forma di cose: anche i modi, i mestieri, le abitudini di un gruppo. Chi legge le carte le riconosce pure un lato scomodo, il peso di ciò che si riceve senza averlo scelto. Resta un clima intorno al fare e all'avere, e la tradizione non lo trasforma in un'indicazione su che cosa qualcuno debba farne.

La carta a rovescio

A rovescio la stessa continuità viene descritta come vincolo: la struttura che sopravvive alla ragione per cui era nata, il dovere familiare più pesante del legame che dovrebbe sostenere, il conflitto fra chi si divide qualcosa di comune. Una parte delle fonti preferisce leggervi la dispersione — quello che era stato radunato che si sfalda, una radice persa in un trasloco — e una minoranza, all'opposto, l'uscita da un'appartenenza troppo stretta. Come per tutti i numerali si tratta di letture novecentesche, costruite su un'illustrazione e non su una pratica documentata: è la ragione per cui i manuali divergono qui più apertamente che altrove.

Sul piano dei legami

Sul piano affettivo la tradizione accosta il Dieci di Denari ai rapporti lunghi e alle famiglie: il tempo condiviso che diventa struttura, le abitudini che tengono insieme più delle dichiarazioni. Nei manuali compare anche il suo rovescio in ombra, cioè la coppia che resta unita per l'impalcatura costruita intorno. Qui la tradizione si riporta e ci si ferma: non indica una persona, non fissa un momento, non stabilisce se qualcosa duri. Le pagine più lette del cluster ricavano dalla stessa carta un matrimonio o un lascito imminente, e quella parte non viene dal mazzo.

Che cosa se ne sa davvero

Prima del 1909 le carte numerate dei tarocchi non avevano quasi mai una scena: nei mazzi di Marsiglia il Dieci di Denari è dieci monete disposte in colonne fra tralci, e la famiglia riunita sotto l'arco che si vede nei mazzi moderni è una tavola di Pamela Colman Smith. L'unica eccezione nota molto prima è il mazzo Sola-Busca, inciso in Italia nel 1491, che illustra per intero anche i numerali; Smith ne vide le riproduzioni fotografiche al British Museum nel 1907, e alcune sue carte lo richiamano da vicino — il Tre di Spade e il Dieci di Bastoni sono i casi che gli studiosi citano più spesso. Fuori da quel ponte, fra il Quattrocento e il Novecento, di scene sui numerali non ce n'è.

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