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Arcano · Tarocchi di Marsiglia

Cinque di Spade

Da dove vengono i tarocchi

I tarocchi nascono nell'Italia del Quattrocento come gioco di carte, e per tre secoli sono soltanto quello: le prime testimonianze di un uso divinatorio sono settecentesche, francesi, e le attribuzioni all'antico Egitto che si leggono ancora oggi risalgono a quegli stessi anni — sono un'invenzione del Settecento, non una memoria. Nessuno studio ha mai mostrato che le carte anticipino un evento. Quello che segue è ciò che la tradizione associa a ciascuna carta, riportato come tradizione.

Le carte qui sotto seguono la numerazione dei tarocchi di Marsiglia, che è quella dei mazzi italiani: la Giustizia è l'VIII e la Forza l'XI. Nei mazzi di scuola inglese le due sono scambiate — se il numero non corrisponde al tuo mazzo, è questa la ragione.

La carta dritta

La scena che tutti hanno in mente è del 1909: un uomo in primo piano raccoglie tre spade e sorride, due figure si allontanano di spalle, altre due lame restano a terra, il cielo è a strisce. Prima di quell'illustrazione, a Marsiglia, erano cinque lame in un intreccio simmetrico e basta. La tradizione legge questa carta come la vittoria che costa: lo scontro in cui aver ragione non ripara niente, il campo che resta a chi rimane più che a chi se ne va, l'umiliazione come prezzo del punto vinto. Non la si addolcisce e non la si carica: chi legge le carte la tiene per quel che è, una lettura sul modo di vincere e non sul chi.

La carta a rovescio

Capovolta, i manuali si dividono. Una parte delle fonti vi mette la fine delle ostilità — le armi posate, il conto saldato dopo, la disponibilità a ricucire; un'altra il costo che torna indietro, cioè il momento in cui il vantaggio ottenuto mostra quanto è servito poco. La Golden Dawn intitolava questo grado «Signore della Sconfitta», nel 1888, senza separare dritto e rovescio: la separazione appartiene a manuali molto successivi. Fra due versioni incompatibili non si sceglie per gusto, si dice che sono due.

Sul piano dei legami

Sul piano dei legami la tradizione accosta il cinque di spade a una discussione in cui qualcuno vince: non a un torto e non a un colpevole, ma alla differenza fra chiudere un argomento e chiuderlo bene. Ci si ferma qui. Le pagine del cluster ne ricavano spesso un'accusa già pronta, con un ruolo assegnato a ciascuno — ed è precisamente ciò che una carta non può fare, perché non conosce nessuno dei due e non era presente. Chi se ne occupa con onestà lo dice invece di far finta di sapere chi ha cominciato.

Che cosa se ne sa davvero

Cinque lame intrecciate a Marsiglia, senza vincitori e senza sconfitti, perché non c'è nessuna scena da leggere: il personaggio che sogghigna nasce con il mazzo di Rider del 1909 e da lì si è diffuso ovunque, comprese le ristampe italiane che oggi si comprano in cartoleria. L'associazione del seme con l'aria e con il pensiero, che quasi tutte le pagine danno per antica, è della Golden Dawn e non è più vecchia del 1888. Le lame delle carte italiane, invece, restano ricurve dal Quattrocento in poi, come nei mazzi napoletani ancora in commercio.

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